L’Altruismo allunga la vita

Da alcuni decenni le scienze mediche studiano i meccanismi biologici della longevità e le modalità con cui diversi fattori ambientali (nutrizione, attività fisica, inquinanti, fenomeni psichici, etc) sono in grado di influenzare la lunghezza della vita.

Considerazioni antropologiche suggeriscono che, in analogia con quanto avviene nelle altre specie animali, anche l’uomo sia tutt’altro che lupo per i suoi simili e che le virtù (compresa la bontà) costituiscano i fattori più importanti per lo sviluppo del genere umano.

Ora si aggiungono evidenze di tipo biologico a suggerire l’utilità della bontà per l’uomo.

Le buone azioni (in particolare quelle fatte esclusivamente a beneficio degli altri e non per il proprio compiacimento) potrebbero allungare la vita soprattutto proteggendo l’organismo dallo sviluppo delle malattie croniche non trasmissibili come diabete, ipertensione arteriosa, arteriosclerosi, etc, e persino dal cancro.

Infatti, in diversi studi è emerso come la pratica dell’altruismo abbassi la pressione arteriosa, riduca la resistenza all’insulina e il tasso dei markers infiammatori dell’organismo, e attivi i geni di riparazione e conservazione cellulare (geni della longevità).

Ma, effetti biologici utili per l’organismo possono derivare direttamente dal condizionamento del nostro cervello attraverso una serie di pratiche che hanno lo scopo di ridurre l’impatto dello stress sulle strutture profonde del cervello (del sistema limbico, in particolare); queste strutture fanno parte del nostro cervello primordiale e sono la sede di deposito delle memorie antiche, delle nostre sensazioni e anche delle nostre ansie (leggi stress); da queste aree si generano segnali che controllano l’attività del sistema nervoso autonomo e di quello ormonale del nostro organismo, indispensabili per le risposte immediate di difesa al pericolo e alla paura.

Tuttavia, l’eccessiva stimolazione neuroadrenergica ed ormonale tipica dello stress ha come contropartita lo sviluppo di alterazioni metaboliche e di variazioni epigenetiche del nostro corredo cromosomico capaci di minacciare la lunghezza della vita.

Si comprende, quindi, come i diversi modi di condizionamento delle strutture cerebrali profonde (tra i quali, appunto, figura l’altruismo) potrebbero aumentare le capacità di difesa dell’organismo, grazie al miglioramento del metabolismo e persino del funzionamento dei nostri geni.

Suggerire le diverse metodologie di condizionamento cerebrale esula dallo scopo della presentazione, ma ciò non può ridurre l’interesse per questi avanzamenti scientifici, che in futuro potrebbero avere un impatto sul nostro modo di vivere.

A cura del Dott. Giovanni Oliviero Panzetta
Direttore dal 1991 al 2012 della Struttura Complessa di Nefrologia e Dialisi
Azienda Ospedaliero-Universitaria
“Ospedali Riuniti” di Trieste

Vi proponiamo qui di seguito un estratto delle slide che il Dott. Panzetta ha presentato il 9 ottobre 2014 al Caffè San Marco nella conferenza in cui ha esposto le evidenze che la scienza sta scoprendo sui benefici dell’Altruismo e del Volontariato. Per vedere le slide basta cliccare sulla prima e poi cliccare sulle frecce in basso a destra per vedere le successive.

Cliccando qui è anche possibile accedere al documento PDF contenente la rassegna completa delle slide.

TriesteAltruista
StefanoAI
StefanoAI
StefanoAI
Software Design & Development